Thank God We Are Social #245

Uncategorized
salvatore.pasquale

Buongiorno e benvenuti al nostro consueto appuntamento con il TGWAS!


In questo TGWAS parliamo di qualcosa che è accaduto molto recentemente che ci ha spinto a riflettere.


Quanti di voi nei propri temi a scuola si sono divertiti, consciamente o inconsciamente, a utilizzare parole senza sapere se esistessero realmente? Sicuramente ognuno di noi avrà creato almeno una volta nella vita il proprio “petaloso”.


Ma come mai il piccolo Matteo, inventore di “petaloso”, ha riscosso questo successo, mentre i nostri “petalosi” sono rimasti a marcire sul quaderno delle elementari?


La ragione del suo successo è partita offline, grazie a una maestra che ha preso a cuore questa parola e ha cercato di aiutare Matteo scrivendo una lettera all’Accademia della Crusca, la quale ha confermato che “petaloso” è un termine sensato, ma entrerebbe nel vocabolario a patto che venga capito da tutti e che diventi di uso comune. A quel punto era pronta la miccia per innescare il successo: la condivisione online della risposta ottenuta. Qui siamo entrati in gioco tutti noi divulgando la parola sui social.


Il web si è davvero mobilitato, in poche ore la parola è entrata nel trending topics di Twitter grazie alle mention degli utenti, ma anche i brand hanno colto l’occasione e hanno generato svariati contenuti a riguardo. Vediamone alcuni:


Sky TG24 ha cercato di spiegare il significato della parola.Schermata 2016-02-26 alle 17.15.19


Treccani ha adattato l’aggettivo a una citazione di Leopardi.Schermata 2016-02-26 alle 17.14.06


Immancabile la mobilitazione dei brand più vicini ai bambini come Disney e Plasmon.Schermata 2016-02-26 alle 17.12.32Schermata 2016-02-26 alle 17.05.19


Samsung Italia ha sfruttato la potenzialità delle caratteristiche del nuovo prodotto per spiegare meglio cosa si intende per petaloso.




Altri invece propongono delle parole simili, legate ad i propri prodotti, come Gocciole.Schermata 2016-02-26 alle 17.16.39


Infine anche Google, sfruttando la propria realtà, ha creato un contenuto per celebrare la ricerca di una parola che ancora non esiste.




Le creatività sono state davvero tante, ma nessun brand risulta vinto o vincitore, perché il premio va alla creatività del piccolo Matteo, successivamente alla sua maestra e poi agli utenti che hanno diffuso la notizia.


La conclusione della vicenda è che una parola o un oggetto non acquisiscono senso solo perché vengono inventati da qualcuno, ma soprattutto grazie alle persone che ne fanno uso…e cosa c’è di più “social” di questo?


Grazie e buon weekend petaloso a tutti!


NB: I brand citati su cui ha lavorato direttamente We Are Social Milano sono Google e Gocciole.