Lo scorso 14 Ottobre abbiamo avuto il piacere di partecipare alla prima edizione della Chatbot Conference, a Vienna: è stata una giornata ricca di stimoli, e di interventi davvero interessanti, grazie alla partecipazione di alcuni dei maggiori esperti a livello globale (provenienti da Facebook, Google, Slack, Viber e Line - tanto per citarne alcuni).

In questa edizione del Curiosity Stop abbiamo raccolto gli spunti più interessanti, che ci raccontano molto bene in che direzione sta andando lo studio - e l’applicazione - dell’intelligenza artificiale applicata ai chatbot.

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L’intervento di Amir Shevat - di Slack - ha riassunto molto chiaramente il tipo di approccio che è necessario avere quando si crea un chatbot da zero, partendo dalla sua “anatomia”, alla definizione del suo carattere e del modo in cui si interfaccia con le persone.

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Un’altra lezione molto importante è quella raccontata da Chris Auer-Welsbach, di IBM Watson, che ha spiegato come l’intelligenza artificiale sta compiendo enormi passi in termini di innovazione, ma ha sottolineato come sarà sempre più importante essere in grado di far sì che l’uomo “collabori” con la tecnologia, anziché pensare a questa come a un sostituto a tutto campo.

All’interno del Curiosity Stop troverete altri due highlight estratti dagli interventi di Beshad Behzadi - Principal Engineer di Google Search -, che ha parlato del futuro della search e di Ido Iungleson - di Viber, che ha spiegato quali sono le maggiori sfide che un chatbot deve “vincere” per ritenersi utile.

La conclusione del Curiosity Stop è riservata a un commento relativo al nostro punto di vista sul tema, e al modo in cui, anche in termini di business, questa tecnologia potrà essere uno strumento utile per i brand che decideranno di abbracciarla.

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