“Monsters are real, and ghosts are real too. They live inside us, and sometimes, they win.” (Stephen King)

La storia narra che Pennywise si sveglia ogni 27 anni per nutrirsi di bambini.
E quasi esattamente 27 anni dopo, torna.
Torna da noi.
In particolare, da quei bambini del 1990 che oggi hanno poco più di 30 anni.

                                    (che meravigliosa coincidenza cosmica…)

L’attesissimo IT ha incassato, in soli 4 giorni, 185 milioni di dollari globali a fronte di un budget di 35. Un successo incredibile che dà la misura dell’immortalità della storia creata da Stephen King e che non dovrebbe però sorprenderci così tanto.
IT, infatti, sembra essere arrivato nel momento perfetto, nel periodo in cui l’immaginario di quegli anni continua a farsi vivo sui nostri schermi. Basti pensare a Star Wars, Poltergeist, I segreti di Twin Peaks e per ultima, ma non ultima, Stranger Things, serie particolarmente influenzata dall’opera di King.

Bando alle ciance, tra critiche ed elogi, vediamo subito la grande, grandissima, differenza tra il vecchio e il nuovo IT:

  

La differenza tra il clown di Wallace, interpretato da Tim Currye quello di Muschietti, interpretato da Bill Skarsgård, è evidente. Nel primo, ciò che funziona è proprio il contrasto tra il pagliaccio adulto, archetipo di gioia, e il mostro divoratore di bambini: un vero e proprio maniaco. Nel secondo, invece, si nota subito la differenza drastica: il nuovo Pennywise non sembra per niente umano, non è un adulto, non è simpatico, non è viscido, il suo costume sembra antico, i suoi occhi sono inumani e in alcune scene sembra somigliare a Heath Ledger nei panni di Joker nel Batman di NolanCon il suo costume color ghiaccio, il nuovo Pennywise sarà una figura più spaventosa, una sorta di specchio dei nostri peggiori incubi. 

 

Killer Clown e la coulrophobia.

Mi spiace deludervi, ma non fu proprio Stephen King a creare un mostro. Diciamo che il regista non trasformò un personaggio simpatico e buffo in una creatura terrificante, ma contribuì, sì, ad aumentare l’aura di mistero intorno ai pagliacci. La fobia dei clown, la “coulrophobia” appunto, ha radici lontane: negli anni 70 fu John Wayne Gacy a diffondere questa paura collettiva. Efferato serial killer, l’uomo fu soprannominato “Killer Clown” per aver rapito, sodomizzato e ucciso ben 33 persone tra adolescenti e maschi adulti. Ma il nome con cui è diventato noto deriva dal fatto che l’uomo si travestiva da pagliaccio e appariva alle feste dei bambini. Pogo era il suo “nome d’arte”.

I 3 clown che hanno ispirato Stephen King.

1. Il primo è il clown Bozo. Molto famoso negli Stati Uniti, soprattutto negli anni 60-70, ha condotto uno show televisivo per svariate stagioni, dando anche origine a un franchising legato al suo nome.

Non li avete già visti quei capelli? Inquietante…

2. Il secondo è invece Clarabell: co-protagonista nel Howdy Dowdy Show, programma molto popolare negli anni 50. Clarabell indossava un costume a righe, si esprimeva solo con i gesti, quelli del sì e del no, e faceva il “burlone” con una trombetta.

Come lo trovassero divertente, questa è la domanda da 1 milione di dollari.

3E alla fina arriva lui: Ronald McDonald.

Ma quindi, chi è IT?

La domanda in realtà dovrebbe essere “Cos’è IT?”. “La cosa” è tutte le vostre paure.
Non tutte insieme, una alla volta.
È una creatura solida, liquida, un mutaforma che ha la capacità di diventare ciò che vuole, quando vuole.
E il clown Pennywise è una delle tante sembianze assunte da IT.

King sostiene di aver scelto un pagliaccio perché tutti hanno paura dei clown, soprattutto i bambini. Il clown è una persona, ma rappresenta qualcosa di non reale. Non si tratta di un personaggio cartoon che viene interpretato da un essere umano. Il pagliaccio è un uomo perennemente felice, anche quando si prende torte in faccia e calci nel di dietro.

Non può esistere una persona così.

C’è qualcosa che non va.

C’è un’anomalia.

Voi vi fidereste di un clown? 

 

Vi auguro un favoloso week end e, mi raccomando, non esagerate con i Big Mac in hangover.