L’America raccontata da Childish Gambino

Una vera e propria tempesta si è scatenata nelle ultime settimane su internet (e non solo). E ora che sembra essersi placata, concedendo - finalmente – spazio alla primavera, è un ottimo momento per riprendere le fila del discorso e raccontare quanto accaduto.

Questa tempesta si chiama This is America.

A scatenarla è stato Childish Gambino, all’anagrafe Donald Glover: sceneggiatore, attore e musicista americano, molto apprezzato dalla stampa e dalla critica soprattutto grazie alla serie televisiva Atlanta (da lui scritta e interpretata), vincitrice di due Golden Globe e due Primetime Emmy Awards.

Google Search: il picco delle ricerche di "Childish Gambino" dopo l’uscita del video

Il nuovo singolo in questione è stato diffuso il 5 maggio insieme al relativo video su YouTube, che ha raggiunto in tre settimane 190 milioni di views. Un video che è una doccia fredda, in grado di lasciare lo spettatore disorientato, e che necessita di essere guardato più e più volte per riuscire a cogliere tutto ciò che l’artista vuole comunicare.

The tightrope of being black

Provando a riassumere la canzone in poche parole, con This is America Donald Glover vuole rappresentare “the tightrope of being black”, scrive Stephen Kearse su Pitchfork. Questo tema è fin da subito enfatizzato dal sottile contrasto e alternanza tra “gioiose melodie e minacciose cadenze trap”, denunciando in maniera poco velata la situazione socioculturale che sta vivendo (o continua a vivere) la comunità afroamericana negli ultimi anni.

Se gli argomenti trattati emergono in maniera molto forte già dal testo, a rincarare la dose ci pensa il video, che con un susseguirsi continuo di scene intrise di detto/non detto e di messaggi nascosti, ha fatto scatenare il popolo di Internet in una ricerca forsennata delle possibili interpretazioni.

Non lo sì può negare, il video è un capolavoro. Diretto da Hiro Murai, regista giapponese molto affermato nella scena musicale (e collaborato di Glover per diverse puntate di Atlanta), con questo lavoro ha toccato probabilmente l’apice della sua carriera.

In un’intervista, Hiro Murai ha tenuto a specificare la sua volontà di realizzare un mix tra “City of God” di Fernando Meirelles e gli ultimi 20 minuti di “mother!” di Darren Aronofsky. Chi ha visto soprattutto quest’ultimo film, non potrà non sentirsi nuovamente catapultato in uno scenario delirante e surreale come quello creato dal regista americano.

Ambientazione e contestualizzazione

L’intero video è ambientato all’interno di un bianco magazzino dai toni asettici, molto simile a quello di Freak and Geeks, singolo del 2011 di Gambino. All’interno di questo spazio il rapper si muove danzando per tutta la durate di entrambe le canzoni. L’ambientazione e la danza sono però gli unici elementi in comune tra i due singoli.

La telecamera si sofferma in entrambi i casi su Gambino, ma mentre in Freak and Geeks dà risalto esclusivamente all’ego del cantante (in quella che rimane solo una buona prova di stile), in This is America lo accompagna in un viaggio caotico, ma che di casuale ha ben poco. Pur rimanendo sempre lui al centro della scena, i veri protagonisti sono le persone e tutto ciò che succede alle sue spalle.

Childish Gambino/Youtube

Childish Gambino/Youtube

Molti, nelle movenze iniziali di Gambino, hanno rivisto Jim Crow, personaggio caricaturale dell’uomo nero creato alla fine dell’800 e diventato da allora emblema della discriminazione raziale. A condividere su Twitter questa ipotesi è stato anche Justin Simien, autore di Dear White People.

Armi, non esseri umani

Tutti noi la prima volta, fino al secondo 0:52, siamo probabilmente rimasti inchiodati al video, sorridendo timidamente davanti ai movimenti e le smorfie di Gambino. Dopo quel secondo tutto cambia: l’uomo seduto viene ucciso, a sangue freddo, con un colpo di pistola alla testa.

Un gesto brutale, inaspettato, che lascia lo spettatore interdetto.

Ma la vera potenza di questo gesto sta nel far quasi non notare ciò che accade immediatamente dopo: la pistola viene porta a un ragazzo su un velluto rosso, mentre il corpo dell’uomo incappucciato viene trascinato via in maniera frettolosa.

Childish Gambino/Youtube

È questa la prima visione dell’America che Glover vuole mostrare: un Paese in cui il valore delle vite umane è secondario, se confrontato con quello delle armi.

Un Paese che nonostante i ripetuti fatti di violenza e le recentissime mobilitazioni nazionali, continua a difendere in maniera ostinata questo settore.

Un Paese in cui bisogna sempre essere sul chi va là, stando attenti a non farsi cogliere in fallo (“This is America / Don’t catch you slippin’ up / Look what I’m whippin’ up“).

Violenza che viene riproposta al minuto 1:56, quando Gambino abbatte un intero coro gospel, in quello che da molti è stato visto come un chiaro rimando al massacro del 2015 di Charleston, South Carolina.

Intrattenimento e distrazione

Questi gesti di violenza appaiono però come momenti sporadici, in grado di lasciare un senso di malessere nello spettatore, ma dai quali bisogna riprendersi velocemente se non si vuole perdere il ritmo, scrive il The Atlantic. Gambino si esibisce in numerosi passi di danza, dallo Shoki al Gwara Gwara, insieme a un gruppo di studenti. Tutti elementi della cultura africana, qui utilizzata come intrattenimento per distrarre dalla violenza e dalle sommosse sullo sfondo.

Vederlo ballare è così ipnotico da non far neanche notare il suicidio che si verifica al minuto 2:13.

Siamo oramai bombardati da notizie drammatiche, che fluiscono in un feed di contenuti ambivalenti, sulle quali ci soffermiamo brevemente per poi rifuggirle alla ricerca di qualcosa in grado di farci continuare a sorridere.

Social e Live Reporting

Un altro tema molto interessante è quello dell’utilizzo dei Social Network come strumento per documentare e condividere i fatti di cronaca. Tema che emerge al minuto 2:28, quando la telecamera inquadra una serie di ragazzi che dall’alto riprendono le rivolte in atto.

I Social Network si sono di fatto trasformati in un Live Reporting dell’attualità, in cui gli stessi utenti diventano narratori degli avvenimenti, dando il via a quello che viene chiamato citizen journalism.

Come è successo nel 2016 a St. Paul, Minnesota, dove un poliziotto uccise Philando Castile, uomo afroamericano, durante un normale controllo stradale. Gli attimi immediatamente successivi sono stati ripresi dalla sua compagna, che si trovava nel sedile accanto, tramite Facebook Live. In un gesto inconscio, nel bisogno di chiedere aiuto, ma con la stessa polizia che in quel momento era l’aggressore, la donna si è rivolta al Social Network per testimoniare l’atto scellerato appena commesso.

Avvenimento che ha fatto ulteriormente infuriare il movimento per i diritti degli afroamericani #BlackLivesMatter, nato su Facebook nel 2013 a partire da un post della scrittrice e attivista Alicia Garza, e cresciuto su Twitter a macchia d’olio.

“Black people. I love you. I love us. Our lives matter, Black Lives Matter”.

Un movimento che permette di capire la viralità e l’influenza enorme che le idee delle persone possono assumere: nella sua semplicità, quel messaggio divenne presto uno slogan del movimento che oggi cerca di difendere i diritti degli afroamericani.

Questi sono solo alcuni dei numerosi temi trattati in This is America.

La cartolina di un Paese la cui tanto osannata promessa del Sogno Americano appare per molti ancora sbiadita.

Un video che vuole ricordarci il potere delle immagini e dei contenuti, così come dell’utilizzo che se ne fa.

Look what he’s whipped up!