If you can’t reuse it, REFUSE IT.

(Se non puoi riutilizzarlo, rifiutalo).

È con queste parole che Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, lo scorso 5 giugno ha inaugurato la Giornata Mondiale dell’Ambiente lanciando la campagna social #BeatPlasticPollution.

UN PO’ DI STORIA

La Giornata Mondiale dell’Ambiente è stata istituita nel 1972 dall’Assemblea Generale dell’ONU che per ogni ricorrenza sceglie un tema critico (quest’anno è dedicato alla lotta alla plastica monouso) e un paese ospitante (coerentemente con il tema è stata scelta l’India).

QUALCHE NUMERO PER FARVI PRENDERE PAURA (E COSCIENZA)

Nel 2050 ci sarà più plastica che pesce. Questo è lo scenario che Ellen MacArthur, ex velista ora dedita alla circular economy (ovvero l’economia circolare che studia il modo in cui si produce e si consuma nel mondo), prospetta per i nostri mari.

Secondo l’Unep (United Nation Environment Programme) ogni anno vengono riversati negli oceani ben 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, contribuendo sensibilmente a distruggere gli habitat sottomarini.

Nel mondo la produzione di plastica nuova è 8 volte quella riciclata e secondo l’OCSE (OECD, qui di seguito il video riassuntivo del report), soltanto il 15% dei rifiuti plastici viene riciclato, il 25% viene bruciato nei termovalorizzatori, mentre il 60% viene bruciato illegalmente o finisce nell’ambiente.

Ogni minuto nel mondo vengono acquistate 1 milione di bottiglie di plastica.

È di pochi giorni fa la notizia della morte di una balena pilota per aver ingurgitato ben 8 kg di sacchetti di plastica e vale la pena ricordare il video della tartaruga marina con una cannuccia nel naso, che nel 2015 diventò presto virale (guardatelo solo se non amate gli animali, sempre che sia possibile non amarli).

Insomma, se tutto va bene siamo rovinati [cit.].

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POSSIAMO FARE LA DIFFERENZA

Il web è un terreno privilegiato per la diffusione della cultura alla sostenibilità per aumentare la consapevolezza che stiamo danneggiando tutto il nostro pianeta. Ci sono alcune iniziative alle quali tutti possiamo prendere parte per salvaguardare l’ambiente e per farci perdonare dalla tartaruga di poco fa.

WWF permette di adottare alcune specie animali: per restare in tema, qui il link per adottare una tartaruga marina. In cambio si ricevono dei gadget, un certificato di adozione e del materiale informativo.

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Sempre a tema marino, 4Ocean promette la pulizia di 1 kg di spazzatura marina e costiera per ogni braccialetto acquistato (fatto di materiali totalmente riciclati s'intende) impiegando capitani ed equipaggi con headquarter a Boca Raton e a Bali. Attraverso il supporto finora ricevuto, il team di 4Ocean, che preferisce essere definito come “movimento globale", è stato in grado di pulire quasi 790.000 kg di spazzatura, dato in continua crescita.

In Italia, Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia, ha ideato il Plastic Radar, un servizio per segnalare tramite Whatsapp la presenza di rifiuti plastici sulle spiagge o in mare inviando una foto e le coordinate geografiche. È attivo un monitoraggio real time dei rifiuti segnalati e suddivisi per tipologia, per brand produttore e per zona.

Al momento in UK è attiva la politica del “no posate” già da febbraio e che al momento sta registrando ottimi risultati con il 91% dei pasti consegnati senza fornire le posate usa e getta. Sempre in UK Deliveroo, il famoso food delivery, ha aperto uno store dedicato ai suoi ristoranti partner con oltre 50 proposte di prodotti ecosostenibili di packaging del cibo.

Esempio virtuoso di come un brand ha saputo sfruttare un problema come l’inquinamento marino in opportunità per fare del bene (e anche del business) è adidas*. Nel 2015 il brand aveva stretto una partnership con Parley for Oceans, organizzazione per la salvaguarda della bellezza marina, realizzando una scarpa da corsa fatta totalmente di plastica proveniente da bottiglie (11 per un paio di calzature) e da reti da pesca.

Recentemente Kasper Rorsted, ceo di adidas, ha dichiarato alla CNBS di aver superato l’obiettivo di 1 milione di scarpe vendute nell’ultimo anno, ponendosi come proposito per il prossimo di creare una linea di abbigliamento con lo stesso concept.

Nel frattempo, nel corso della giornata di ieri, migliaia di runner si sono uniti per la Run 4 the Oceans, iniziativa creata in collaborazione con Runtastic in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani di ieri 8 giugno: ogni km equivale a 1$ destinato al Parley Ocean Plastic Program.

Vi lascio con l’immagine di apertura svelata in tutta la sua interezza: l’illustrazione è di Jorge Gamboa che campeggia in copertina sul numero di National Geographic di giugno. L’iceberg di plastica di Gamboa, condivisa da Vaughn Wallace, Senior Photo Editor di NatGeo, ha ottenuto in poche ore un successo imprevisto con migliaia di condivisioni.

 

*adidas è cliente We Are Social