Save the date: il 10 Aprile 2019 è stata finalmente mostrata al mondo la prima foto di un buco nero.

In realtà non è una vera e propria foto: a noi è arrivata la ricostruzione del cosiddetto orizzonte degli eventi, lì dove tutto inizia e finisce.

Per essere più precisi, come ci dice Wikipedia, l’orizzonte degli eventi è “la superficie limite oltre la quale nessun evento può influenzare un osservatore esterno”.

C’è da dire che tutti i fenomeni, ovvero ciò che è fisicamente osservabile, vengono attratti da questo orizzonte degli eventi, il loro problema però è finire in un buco nero.

Qui parte il domandone: se dovessimo assimilare l’orizzonte degli eventi a noi e alle nostre azioni, identificando il buco nero come il nulla cosmico, possiamo dire che tutti i nostri “fenomeni” gli stiano vorticosamente girando intorno sperando di non venire risucchiati?

Probabilmente è proprio questo il motore che ci fa andare più veloci della luce. I più giovani lo hanno capito, e non vogliono smettere di brillare.

Grazie ai cari social network.

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Greta Thunberg

Sulla bocca di tutti, adesso più di prima, lei è la ragazzina di 16 anni affetta dalla sindrome di Asperger che vuole salvare il mondo dall’inquinamento.

La sua presenza è esplosa nel mondo dei social con una bomba di attivismo puro e semplice: lo sciopero. La sua luce in quel marasma dell’orizzonte degli eventi ambientali si chiama #FridaysForFuture ed ha iniziato a brillare nel momento in cui ha deciso pacificamente di non andare a scuola, sedersi sulle scale del Parlamento svedese ed esibire un cartello semplicissimo: “Sciopero della scuola per il clima”.

Inutile dire che, dopo poco tempo, la sua azione è diventata virale tanto da guadagnarsi un’udienza con il Papa in persona proprio due giorni fa: anche lui l’ha incitata nel continuare la sua lotta. Anche il questo caso, ha esibito il suo cartello. Il 19 aprile poi il #FridaysForFuture è sbarcato nella capitale: bellissimo.

Per dare gli schiaffi morali non servono le mani, a volte basta un semplice sguardo risoluto e sapere quando è il momento di tacere, o di parlare. O di sguinzagliare i suoi 406.000 follower.

Emma Gonzalez

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Andando un po’ indietro nel tempo troviamo lei: la ragazza che va contro tutta l’America.

Long story short: in America le armi vengono date come le caramelle e, come ci hanno insegnato i nostri genitori, non è mai buono accettare le caramelle dagli sconosciuti.

Plot twist: in questo caso sono gli sconosciuti che non dovrebbero dare queste benedette caramelle a tutti, soprattutto ai minorenni.

Ecco, Emma Gonzalez, sopravvissuta proprio ad una sparatoria scolastica, dall’alto dei suoi jeans strappati si batte proprio per questo: basta armi, basta morti, #NeverAgain.

Lei è stata capace di urlare a gran voce il dolore e il bisogno di tutti gli studenti, di tutte le persone colpite dalle sparatorie con un’arma più forte di un AR-15: il silenzio. Silenzio che sui social diventa il boato di 1,6 milioni di follower. Difficilmente la vedremo risucchiata in un buco nero.

Qui il video integrale del suo discorso, entrato già nella storia.

Desmond Napoles

Desmond is Amazing

Cosa succederebbe se un bambino di 11 anni decidesse di indossare un tutù arcobaleno durante il Gay Pride di New York e qualcuno lo riprende? Succede che diventa famoso. Succede che diventando famoso non rimane fermo lì, sulla sua personale soglia degli eventi. Succede che decide sfruttare quel lampo per farlo diventare un faro, battendosi per dei diritti che gli altri ragazzini della sua età non sanno neanche di avere: quello di essere, semplicemente, se stessi.

Ecco cosa è successo a Desmond Napoles, il bambino di 11 anni che, dopo il suo successo, ha creato la prima drag house per ragazzi della sua età, una linea di make-up per giovani drag queen e una collezione di vestiti, diventando un attivista importantissimo per i diritti LGBTQ.

E noi? Cosa abbiamo fatto a 11 anni?

Ciò dimostra che c’è ancora qualcosa che può influenzare un osservatore esterno (cit.), che può andare oltre l’orizzonte degli eventi e mostrare che, in fondo, non si è per forza destinati a cadere nella voragine nera del dimenticato.

Grazie ai social network possiamo fare in modo che la nostra voce non sia solo una interferenza ma che, insieme alle altre, può diventare un vero e proprio concerto.

È nostro dovere ricordarlo ogni volta che li utilizziamo per fare i leoni da tastiera, per ridere e deridere l’ultima vittima di un revenge porn o per commentare la nuova puntata de Il Trono Di Spade.

E, in ultima istanza, ricordiamoci di questi ragazzi al prossimo giorno di San Lorenzo, quando alzeremo gli occhi al cielo scomodando stelle, supernove e buchi neri per far avverare i nostri desideri.

Molte volte basta solo agire.