Il check-in universale

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Check into experiences

Sui social media, il “check-in” è un’azione molto semplice, con cui possiamo segnalare ai nostri amici, conoscenti e contatti, la nostra partecipazione a qualsiasi tipo di esperienza. Finora il check-in è stato utilizzato soprattutto per attività legate allo spazio fisico: possiamo effettuare dei check-in, ad esempio, quando entriamo in un locale pubblico, per far sapere che siamo stati li, per aggiungere un commento, per sapere chi frequenta spesso il posto e per scoprire consigli e suggerimenti per viverlo al meglio.

Il lancio del servizio “Facebook Places” ha suscitato notevole interesse: sarà possibile infatti (per ora negli Stati Uniti, poi gradualmente nel resto del mondo) effettuare check-in tramite Facebook, la piattaforma di social networking più diffusa al mondo. La pratica del check-in diventa così mainstream.

E se potessimo usare il check-in per segnalare la nostra partecipazione in generale, non limitandoci solo ai luoghi fisici? Se, con lo stesso tipo di tecnologia, potessimo condividere con i nostri amici un contenuto e far sapere che ne abbiamo fruito o cosa ne pensiamo? Ad esempio libro, un videogame, un film. Può essere rilevante sapere che sono stato in biblioteca, in uno store o al cinema, ma darebbe molto valore alle mie connessioni sapere cosa penso di cosa ho letto, giocato o visto.

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Nel nome “Facebook Places” è insita la natura “territoriale” dei check-in: sarà difficile legarli ad altro che “luoghi”, ma nel social web stanno nascendo numerosi casi che ci avvicinano all’ideale check-in “universale”. Pensiamo ad esempio al “social scanning“, che, legando oggetti fisici al mondo digitale, darebbe la possibilità di effettuare check-in virtualmente in tutto. Oppure pensiamo ai casi di “mobile loyalty” (es. Tasti D-Lite, Cardstar, Shopkick) che oggi sono basati sulla visita al punto vendita o a luoghi fisici rilevanti per la marca, ma che potrebbero benissimo essere legati alla situazione di utilizzo dei prodotti (effettuo check-in quando uso il prodotto).

Oltre le "venues": il check-in universale

Questo tipo di “check-in” non è una novità assoluta: tecnologie come il pulsante “tweet” o “like” che vedete in fondo a questo post e su milioni di pagine web consentono virtualmente di effettuare dei check-in su dei contenuti e di condividere esperienze e commenti con i propri amici. Addirittura c’è chi implementa già questo approccio applicandolo ai contenuti: un esempio è il social network Miso, che implementa logiche di gaming con dinamiche di check-in: una sorta di Gowalla per i contenuti.

Questo check-in “universale” potrebbe aiutare a costruire il “web delle cose”, che molto definiscono web 3.0, perché permettono di etichettare oggetti sociali, contenuti ed esperienze con commenti, sensazioni e giudizi generati da persone.

Può darsi che questa tendenza non adotti il nome di “check-in” all’esterno di contesti fisici, ma il concetto di partecipare a contenuti ed esperienze è sempre più forte.

I commenti sono a vostra disposizione per raccontarci cosa ne pensate, così come i pulsanti like e tweet, per effettuare il check-in in questo post. Se vi interessa questo blog, considerate la possibilità di iscrivervi al nostro feed RSS. 😉