Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Si dice GHIF o JIF?
Sono domande a cui nessuno ha ancora saputo dare una risposta capace di mettere tutti d'accordo.

Ad esempio, l’Oxford English Dictionary ha stabilito che entrambe le pronunce di GIF siano accettabili, ma Steve Willhite - l’inventore delle GIF - ha precisato:

“They are wrong. It is a soft ‘G,’ pronounced ‘jif.’ End of story.”

Neppure una voce così autorevole ha però posto fine al dibattito.

Ma per il momento lasciamo stare la questione - se volete saperne di più, sappiate che c’è anche un sito dedicato al dibattito: howtoreallypronouncegif.com.


Disclaimer, prima di proseguire: questo post contiene molte GIF.


La prima domanda da farsi è: se le GIF sono state inventate nel 1987 perché il picco di massimo splendore è stato raggiunto solo negli ultimi anni?

Le persone consumano sempre più contenuti visuali (inaspettato eh?).
Lo dice la scienza: il nostro cervello elabora il significato di un’immagine 60.000 volte più velocemente rispetto a un contenuto testuale, e questo è un fatto noto da sempre a chi si occupa di comunicazione e advertising.

Nel contesto attuale però questo diventa ancora più importante, perché ognuno di noi si imbatte, ogni giorno, in una quantità di contenuti sempre maggiore: negli anni ‘70 il consumatore medio era esposto a circa 500 messaggi al giorno, nel 2006 a circa 5.000, nel 2015 questo numero era salito fino a 10.000 messaggi. E stiamo parlando solo di messaggi pubblicitari.

La battaglia per l’attenzione non va però solo combattuta con i messaggi degli altri brand, ma anche con i contenuti condivisi dai nostri amici, dai familiari, dai publisher e da migliaia di Facebook Page e account Instagram che ci fanno scrollare i loro feed all’infinito con foto di gattini o meme su Greta e Trump.

Tutte le principali piattaforme social stanno evolvendo verso una direzione sempre più visiva, sia nel modo in cui vengono distribuiti i contenuti, sia relativamente agli strumenti che permettono di crearne (cosa sarebbero ormai le Stories senza stickers).


Le GIF hanno 3 caratteristiche che le rendono uno strumento perfetto - anche per i brand - in questo contesto:

  • la loro efficacia nel comunicare l’identità del brand;
  • la loro capacità di raccontare una storia (AKA storytelling);
  • l’impatto emotivo che riescono ad avere su chi le vede.

In We Are Social abbiamo sempre creduto fermamente in una cosa (o meglio, in tante cose, ma questa è una delle più importanti): la conversazione sarà sempre meglio dell’interruzione (sembra un concetto banale, ma l’advertising è sempre stato l’opposto).

Le persone sono sempre meno disposte a essere interrotte, anche se il messaggio è di un brand che amano.
La buona notizia è che ci sono diverse soluzioni: la prima è di offrire loro contenuti che le interessino e che attivino una relazione (e quindi una conversazione), un’altra è dar loro dei contenuti che vorranno usare spontaneamente.

EUREKA! LE GIF!

Già, perché come spiega anche Alex Chung - CEO di GIPHY - i brand, che lo vogliamo o no, fanno parte delle nostre vite: li indossiamo, li mangiamo, li beviamo, li guidiamo e - soprattutto - ci identifichiamo in alcuni brand.

Condividere GIF create da un brand che ci piace non è così una cosa così strana, lo facciamo spontaneamente, magari perché quel brand parla il nostro linguaggio o perché la GIF - oltre al suo significato - si porta dietro anche il carattere del brand stesso.

Ecco cosa significa non interrompere le conversazioni, a favorirle.

Un altro aspetto che rende le GIF uno strumento così potente per i brand è che le persone le usano quando si scambiano messaggi in privato: anzi, è proprio lì che sono maggiormente diffuse, in un territorio altrimenti - quasi - invalicabile per i brand.
E stiamo parlando di 145 miliardi di messaggi scambiati ogni giorno. 145. MILIARDI.

Bene, i motivi sono abbastanza chiari, quindi vediamo alcuni esempi di brand che le stanno usando nel modo giusto.


adidas
Ci sono molti modi per far vedere un prodotto, ma spesso va trovato l’equilibrio tra la necessità di comunicare diverse feature e gli sforzi necessari a creare un contenuto: adidas offre un ottimo esempio di come mettere in luce, in modo semplice e immediato, i tratti distintivi di un prodotto:


Barilla
Il #CarbonaraDay è diventato un avvenimento importante per Barilla, e soprattutto per tutti gli amanti della pasta. Per celebrarlo Barilla ha chiesto a 6 artisti di interpretare - con il loro stile - la carbonara, e ha messo a disposizione delle persone un set di GIF che possono essere condivise su WhatsApp, Messenger e Instagram Stories. E le persone sembrano aver apprezzato, visti i 4.5 milioni di impression, 3.3 milioni di persone raggiunte e 9.2 milioni di sticker visualizzati.

Oltre a questa iniziativa, Barilla ha creato un canale GIPHY ricco di GIF e sticker che le persone possono usare (e che conta più di 46 milioni di views).


MINI
In occasione del suo sessantesimo compleanno MINI ha creato una serie di contenuti che hanno ripercorso tutta la sua storia, dagli anni ‘60 a oggi: ovviamente non poteva mancare un set di sticker e GIF messe a disposizione degli appassionati, come potete vedere in questo breve video.


Dos Equis
Quante volte avete cercato “facepalm” su WhatsApp o Messenger per rispondere a un messaggio e vi siete imbattuti nel Capitano Picard di Star Trek? Dos Equis, sfruttando la sua campagna “Most Interesting Man in the World” ha messo a disposizione - su GIPHY - la sua versione di “facepalm” (che ha realizzato più di 310 milioni di impression).


Google
Un altro brand che fa largo uso di GIF è Google, che sfrutta l’immediatezza di questo linguaggio anche per spiegare ai suoi follower nuove feature dei suoi prodotti o per condividere tips & tricks in modo decisamente semplice.


Come avete visto le GIF possono essere usate in modi molto diversi: dall’intrattenimento, all’educazione, fino all’informazione, fino al community management.

L’altro aspetto interessante, come detto, è legato alla possibilità di essere condivise come contenuto “tradizionale” o essere messe a disposizione delle persone su piattaforme come GIPHY o Tenor e far sì che le persone le usino spontaneamente, in pubblico o privatamente, sulle piattaforme di messaging.

Recentemente GIPHY ha annunciato una partnership con Moat che permetterà di misurare impatto e diffusione delle branded GIF, come spiega Alexis Berger Vice-President of revenue di GIPHY:

Giphy's platform enables brands to be at the center of cultural moments,” said Berger. “With the Moat integration, brands now also have the added layer of confidence that the media that Giphy delivers is viewable, verifiable, and reaching real Giphy users.
"Moat is an industry leader in verification, and this collaboration is a significant step forward in building out our branded content platform... to meet the growing needs of the market.

Insomma, le GIF sono un formato estremamente versatile ed efficace, se usate correttamente: sono abbastanza facili e dirette da funzionare anche in un contesto in cui la soglia di attenzione è sempre minore e permettono ai brand non solo di partecipare alle conversazioni, ma di esserne parte a tutti gli effetti: indossiamo brand, mangiamo e beviamo brand, e - anche con le GIF - parliamo con il linguaggio dei brand.

Disclosure: adidas, Barilla e MINI sono clienti di We Are Social